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martedì 2 dicembre 2014

Sanità: alcuni esempi di sprechi da eliminare e altro...

Dibattito sul riordino della rete ospedaliera. La riorganizzazione è solo il primo passaggio, una volta finito il piano di rientro e rispettato il Patto della salute, allora si andranno a valutare dettagli puntuali (e territoriali) sull’erogazione dei servizi sanitari. Bene il controllo costante delle spese che si è avviato.
Ci sono poi enormi sacche di spreco su cui ancora dobbiamo intervenire:
1 - nei reparti amministrativi: mi chiedo come sia possibile che un’Asl debba avere una struttura complessa (che corrisponde a un primariato) per il settore Comunicazione per poi tagliare altri servizi.
2 - Nello smaltimento dei rifiuti sanitari speciali; si potrebbero risparmiare 5-6 milioni di euro l’anno capendo come mai rifiuti che vengono smaltiti come gli altri nell’inceneritore a un decimo di un euro al chilo costano alla Regione una cifra tra 1,50 e 5,50 euro al chilo.
3 - Rivedere la rete di emergenza perché non ha senso che le ambulanze (spesso donate) costino 240mila euro all’anno con un barelliere e un autista volontari.



Inoltre, chiedo di attendere le nuove assunzioni di infermieri prima di lasciar “andare via” dal Dea quelli che han chiesto il trasferimento al 118. Infine, ho ricordato che nella delibera si parla di terapie intensive cioè anestesia mentre scompare la rianimazione; questo espone al rischio di non avere in futuro reparti di rianimazione o di dare il primariato a chi non ha titolo adatto.
Aldilà del senso di responsabilità che come Giunta e come Consiglio dobbiamo prenderci per dare un futuro alla nostra sanità, restano comunque da identificare gli attori responsabili che hanno portato a questo sfascio, e mi riferisco a chi - per assenza della politica - si è appropriato dei temi sanitari suonandosela e cantandosela. 

giovedì 27 novembre 2014

Rete ospedaliera: il mio pensiero (in sintesi)

Ieri sono intervenuto durante il dibattito su “Adeguamento della rete ospedaliera agli standard della legge e applicazione del regolamento”, ovvero sul riordino della sanità piemontese. Ho ringraziato l’assessore Saitta per il coraggio di assumersi questa responsabilità dopo anni in cui ci sono state politiche sciagurate e assenza di governo della materia, e di guardare a una programmazione futura. Se molti miei colleghi hanno assunto posizioni “difensive” di determinate strutture o territori, io ho voluto evidenziare che sono variate le esigenze della sanità e per questo occorre cambiare i modelli di lavoro, adottando ad esempio quelli a matrice che garantiscono buone risposte in termini di occupazione posti letto. Se non si vede più l’etichetta “urologia”, tanto per fare un esempio, non significa che non ci sia, ma che il servizio viene erogato in modo diverso rispetto a prima.
Per troppi anni i politici hanno abbandonato a favore di altri soggetti le scelte, in particolare a tecnici che ci hanno imposto regole precise: saremo bravi se riusciremo a scappare da questo vincolo, riprendendoci la responsabilità delle scelte.
Nel dettaglio tecnico, anche se non è politica di competenza regionale, ho espresso riserve sui criteri degli “esiti”: se valutassimo solo in base a quei numeri, allora Candiolo sarebbe l’unica struttura di eccellenza.

Inoltre, ho rilevato che nel Patto della Salute vi sono elementi equivoci rispetto ad Anestesia e Rianimazione: non compaiono i posti letto dedicati. 

A questo link trovate il riassunto del dibattito di ieri