Pagine

mercoledì 26 luglio 2017

AMBIENTE: ARPA ATTENDE DI POTER LAVORARE CON EFFICIENZA

COMUNICATO STAMPA


Martedì 4 luglio durante il question time il Consigliere Regionale Alfredo Monaco (Gruppo Rete Civica) ha chiesto all’assessore Valmaggia a quale punto fosse l’iter dell’approvazione di Statuto, Regolamento di organizzazione e Carta dei servizi di Arpa Piemonte.

Infatti, la legge regionale 18/2016 che ha ridefinito l’organizzazione dell’Agenzia prevedeva entro tre mesi la scrittura di tali documenti da parte dell’Arpa, da sottoporre poi all’esame della Giunta nei successivi 90 giorni, previo parere del Comitato regionale di indirizzo di Arpa e della Commissione consiliare competente.

“La riorganizzazione di Arpa è in fase transitoria da due anni, con un percorso frammentato, in un contesto instabile e contradditTorio caratterizzato dalla riduzione dei dipartimenti, specie riguardo alla territorialità, e dal fatto che numerosi dirigenti hanno un incarico in scadenza già oggetto di più proroghe – afferma il  Consigliere Alfredo Monaco, Rete Civica – Questo compromette la capacità programmatoria dell’Arpa e incide negativamente sul clima interno”.

Nella sua risposta l’Assessore Valmaggia ha ricordato che “in occasione della seduta del 21 dicembre 2016 il Comitato regionale di indirizzo, nel dare ad Arpa specifiche direttive riguardanti il Regolamento ha stabilito che il proprio parere sarebbe stato reso solo a seguito dell’approfondimento tecnico-giuridico demandato al proprio Comitato tecnico. A fine 2017 gli atti sono stati trasmessi dal Direttore Generale di Arpa alla Regione e sono stati inviati a tutti i componenti di tale Comitato prevedendo una prima riunione per il 1° marzo. L’ultima seduta delle tre si è tenuta il 12 aprile, formulando ai testi sia osservazioni a carattere generale che puntuali proposte di modifica degli articolati, che dovevano essere sottoposte al Comitato regionale di indirizzo convocato l’11 maggio 2017”.
Ma la seduta non ha raggiunto il numero legale, quindi il Comitato dovrà essere riconvocato.
Per quanto riguarda Statuto e Carta dei servizi, sono stati assegnati alla commissione consiliare competente che però non ha ancora reso il suo parere.
Infine, Valmaggia precisa che “non è possibile procedere all’approvazione dei provvedimenti in assenza dei pareri previsti per legge”.

A seguito della risposta il Consigliere Monaco commenta: “ Mi auguro che al più presto il Comitato e la Commissione svolgano gli adempimenti a loro carico, in modo che Arpa possa funzionare correttamente: lo scopo della riforma era snellire l’organizzazione. Anche perché l’Agenzia ha predisposto tutti i documenti nei tempi utili”.




Cinghiali e lepri beffano l'azienda "bio"


GIAVENO, DANNI DA CINGHIALI E LEPRI IN UN’AZIENDA AGRICOLA BIO
MONACO (Rete Civica): “IL COMPRENSORIO ALPINO CATO 2-3 NON FUNZIONA”
Mesi fa già denunciata pubblicamente la non-gestione del territorio


Lunedì 10 luglio il Consigliere Regionale Alfredo Monaco (RC) ha visitato l’azienda agricola biologica Le Frisole di Roberto Castelli, in località Freisole di Giaveno, per visionare i danni provocati dai cinghiali ai suoi campi di grano di antiche varietà e di altro pregio, studiati dall’Università di Pollenzo. Erano presenti anche rappresentanti dell’amministrazione di Giaveno e del CATO2-3 che ha il compito di gestire il territorio. Le colture di altissima qualità di Roberto Castelli sono un modello di dedizione e di impegno costruito con sacrificio dalla sua famiglia, senza peraltro aver mai chiesto un contributo o sostegno di tipo economico.
Lo stesso Comune di Giaveno intende attribuire alla patata 2.0 coltivata da Castelli la denominazione comunale di origine controllata, la De.Co. “Per quanto mi riguarda sono molto interessato a favorire aziende che si interessano innanzitutto della qualità in funzione della salute del consumatore”, afferma Monaco.
L’azienda agricola è situata in una ZRC, Zona Ripopolamento e Cattura delle lepri, che possono crescere indisturbate e il CATO2-3 ha il compito di catturarle e reimmetterle nel territorio di caccia. Di fatto questa ZRC amplia la “area contigua” del Parco dei Laghi di Avigliana, diventando un paradiso per la moltiplicazione dei dannosi cinghiali e di altri selvatici nocivi.
“Naturalmente ho espresso il mio rammarico al sig. Castelli e alla moglie Monica – spiega il Consigliere Regionale Alfredo Monaco, Rete Civica – Ma sottolineo che già nell’inverno ho documentato con foto il passaggio di cinghiali nella zona. Dalle prime ricerche che sto facendo, sono almeno dieci anni che il CATO2-3 non ordina catture di lepri, che nel caso di cui si parla hanno gravemente danneggiato il meleto. E nulla è stato fatto per impedire la proliferazione dei cinghiali, favorendone in tal nodo la diffusione. Le aziende come quella di Castelli non sono interessate tanto al misero risarcimento dei danni, che si quantifica nella spesa del seme, ma piuttosto a evitare che i danni possano essere ripetuti. Il CATO2-3 ha i mezzi economici e gli strumenti tecnici per controllare e limitare il numero di specie selvatiche come il cinghiale. E invece da quando si è insediato, il nuovo Cda ha speso quasi 8000 euro per rimborsi spese e 150 euro per il mangime per le lepri. Non un centesimo sul territorio. Lo scorso anno 27mila euro per consulenze. È stato evidenziato da uno dei componenti del CATO2-3 presenti che tutte le segnalazioni fatte dal Castelli sono state ricevute da personale del CATO2-3 che non ne avrebbe le competenze. Lascia perplessi il fatto che non sia stata poi almeno girata la comunicazione a chi le competenze le ha. Questo a ulteriore riprova di una pessima gestione del CATO2-3, senza voler essere malpensanti. Mi sono già attivato presso gli uffici regionali dell’Assessorato competente e della Città Metropolitana per trovare gli strumenti che possano modificare o rimuovere i confini della ZRC per permettere l’abbattimento dei nocivi. Pastori elettronici (recinti elettrificati) sono strumenti utili,  ma essi e i cannoni rumorosi mantengono indisturbato lo sviluppo dei cinghiali.

Vigilerò sulle azioni che intraprenderà il CATO2-3, sempre ammesso che intraprenda delle azioni serie, visto l’immobilismo che lo contraddistingue da anni, a tutto discapito sia della categoria dei cacciatori sia di quella degli agricoltori onesti. Sempre a non essere malpensanti”, conclude Monaco.

PRESENTAZIONE DELLA PROPOSTA DI LEGGE SULLE COMUNITÀ ENERGETICHE


Presentata martedì 18 in conferenza stampa a Palazzo Lascaris la Proposta di Legge dal titolo “Istituzione delle comunità energetiche”, di cui sono primo firmatario.
La Pdl è stata sottoscritta da rappresentanti di TUTTI i Gruppi Consiliari presenti nell’assemblea, e diversi sottoscrittori erano presenti con me.
Si tratta di un articolato molto semplice il cui scopo è che comunità di persone, enti e imprese possano scambiare tra loro l’energia prodotta con fonti alternative. Con entusiasmo ho portato avanti l’idea di Angelo Tartaglia, già Professore del Politecnico e vicesindaco di Cantalupa, perché mi sembra un’ottima opportunità per i territori.

“Un esempio positivo che supera i confini partitici – ha aggiunto Tartaglia, che poi ha spiegato nel dettaglio i principi contenuti nella proposta – L’idea alla base è quella della cooperativa di produzione e consumo, soltanto che al posto dei prodotti c’è l’energia. Una possibilità già in uso in molti paesi europei e permessa in Italia, finora, soltanto ad alcuni consorzi storici del Trentino e a due paesi in Sardegna, entrambe Regioni a Statuto speciale”.
Possono associarsi imprese, privati, amministrazioni pubbliche il cui scopo sia attrezzarsi con fonti di energia rinnovabile da utilizzare nell’ambito della comunità. Al momento lo scambio può avvenire soltanto tramite il gestore nazionale (Enel distribuzione o Terna).
La soluzione può essere conveniente perché nel 2014 nel Pinerolese è stato condotto uno studio di fattibilità da cui emergeva come già il 42% dell’energia utilizzata negli ambiti domestici è prodotta da fonti rinnovabili. Inoltre sei Comuni della stessa area per una popolazione di circa 50mila abitanti hanno partecipato a un progetto europeo, Smile, che prevede interventi per sperimentare scambi di energia.
Con il Professor Angelo Tartaglia
La difficoltà finora era normativa, poiché il produttore non poteva essere considerato anche distributore, superata soltanto da una legge nazionale del febbraio 2016 che istituisce le “oil free zone”, che vanno però riconosciute dalle singole Regioni.
Con l’approvazione di questa legge, il Consiglio Regionale e quindi la Regione Piemonte permetteranno la realizzazione pratica.
Infatti, l’istituzione di comunità energetiche non ha soltanto valenze ambientali con la riduzione di Co2, ed economiche, sia di risparmio che di creazione di posti di lavoro, ma anche sociali, perché si recupera il concetto di comunità”.

Un esempio concreto: nella strada principale di un paese c’è un albergo che produce energia con il sistema totem di micro cogenerazione a metano, e ne ha eccedenza in inverno. Dall’altro lato della strada c’è una scuola con i pannelli fotovoltaici che ha il problema inverso, ovvero produce di più in estate quando non ha l’utenza. È chiaro che se le due realtà possono essere messe in rete, c’è un risparmio per entrambe e per la collettività.

Dove le comunità energetiche sono consolidate si arriva a risparmi dell’ordine del 20-30 % sul prezzo dell’energia, e a un livello di autoproduzione intorno all’80% del fabbisogno.

In conclusione, ho ricordato che la nostra sarà la prima Regione a dotarsi di questo strumento normativo, e ci auguriamo che il Piemonte possa esportare questo modello.
La dotazione finanziaria della legge è di 50mila euro su due anni, per finanziare studi e progetti di ricerca e i costi burocratici dell’istituzione delle comunità.

Alla presentazione sono intervenuti anche Elvio Rostagno a nome del Pd, Valetti, Andrissi e Campo per il Gruppo M5S, Accossato e Ottria del gruppo Articolo 1- Movimento democratico e progressista, e Gianna Gancia capogruppo della Lega Nord Piemont. Hanno sottoscritto il testo anche Claudia Porchietto (Forza Italia), Marco Grimaldi (Sinistra Ecologia Libertà), Maurizio Marrone (Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale) e Gianluca Vignale (Gruppo Misto- Movimento nazionale per la sovranità).

Sarà richiesto per questo testo l’esame in Commissione in sede legislativa, per accelerare i tempi.




La Valsusa



 
Cronacaqui Torino



 



mercoledì 28 giugno 2017

CONVEGNO DOMENICA SCORSA A STRAMBINO: "BUONO E SELVATICO"

Il Team de "La piazza dei mestieri"
che ha servito il pranzo a base di selvaggina
Domenica 25 giugno a Crotte di Strambino ho partecipato alla manifestazione “Caccia ambiente natura”, all’interno della quale si è svolto il dibattito “Buono e selvatico”.
I relatori hanno sottolineato i cambiamenti intervenuti negli ultimi anni nella fauna selvatica; ad esempio Lorenzo Bevilacqua si augura che si possa commercializzare la carne della selvaggina in modo proficuo poiché il territorio abbandonato produce più ungulati e danni agli agricoltori, anche in pianura.

Il Presidente regionale di ArciCaccia, Remo Calcagno, spera che il mondo venatorio e quello agricolo possano trovare un’intesa per trasformare un problema in una risorsa, che può anche essere una fonte di reddito per tutto il territorio. Inoltre, che le associazioni possano parlare con le istituzioni, in modo da valorizzare la selvaggina.
Il tavolo dei relatori
Con Sorrentino e Ferrero
L'intervento dell'Assessore

L’assessore Giorgio Ferrero ha parlato di apertura, di essere aperti come mentalità. La nuova legge sulla caccia è in itinere da un anno e mezzo, lui è prudentemente ottimista poiché un gruppo di lavoro sta vagliando il testo, ognuno con il suo contributo e c’è la volontà di portarla a breve in aula per la votazione. La riforma degli ATC e dei CA, anche se tutto è migliorabile, lo rende orgoglioso e sarà inserita in legge perché ci sono state notevoli semplificazioni amministrative. Inoltre ci sarà una parte che prevede un collegio di revisori dei conti composto da cinque persone, unico per tutte le estensioni territoriali, professionisti nominati dalla Regione che permetteranno una maggiore trasparenza. Un buon obiettivo che ci si può porre è quello di arrivare a vendere in modo chiaro la carne selvatica, liberando al contempo dai tanti danni all’agricoltura che è un controsenso pagare in momenti di crisi. Inoltre, la carne selvatica è di ottima qualità e può portare posti di lavoro, turismo, enogastronomia. La parola chiave è EQUILIBRIO.
Roberto Barbero di Cia

Il Presidente della Cia, associazione di categoria degli agricoltori, Roberto Barbero, auspica che non solo a livello territoriale ma anche nazionale si cominci a parlare non soltanto più di tutela della fauna ma meglio di gestione della stessa. È necessario intervenire sul mercato nero della carne che rovina la filiera. E non si sottovaluti il fatto che gli ungulati scappano in pianura anche per l’arrivo del lupo in montagna.
Giorgio Cugno, Italcaccia

Il Presidente regionale di Italcaccia, Giorgio Cugno è stato un fautore degli accorpamenti di ATC e Ca, ma ritiene che questo non abbia portato a significativi risparmi quando non accompagnato da una buona volontà di gestione degli amministratori. In alcuni enti di gestione sono troppi i soldi dei cacciatori spesi per spese amministrative e non per la gestione del territorio.

Nel mio intervento, ho sottolineato come sia paradossale che venga visto come problema l’abbondanza di ungulati visto che nel passato la loro carne, di ottima qualità, era appannaggio soltanto della corte del Re. L’Europa del Sud ha dovuto persino con le scritture religiose limitare l’apporto di carne (non il venerdì) perché la selvaggina allora c’era ma non in modo sufficiente per tutti. Per trasformare quindi in risorsa l’eccesso di ungulati servono delle tecniche che “trovino la quadra”, naturalmente sono a favore della commercializzazione trasparente eliminando il nero e ritengo in generale che gli onesti abbiano soltanto da guadagnare dal fatto che vi siano regole chiare e trasparenti. Avverto con piacere l’interesse da parte del mondo venatorio, che spero cammini sempre più compatto sulla strada della condivisione. In un mondo tutto virtuale, quello della caccia è rimasto un mondo che mantiene i contatti tra le persone che condividono una passione e in cui le squadre non hanno al loro interno le divisioni sociali.

Pubblico
Sergio Sorrentino, presidente nazionale ArciCaccia vorrebbe “le tre P”: produzione (produrre ambiente e produrre fauna), protezione (degli animali e dell’agricoltura) e prelievi (sostenibili e trasparenti). ArciCaccia è contraria alla vendita di carne in nero. Ricorda che la selvaggina è composta per il 30 per cento da grandi animali e per il 70 per cento da piccoli. Che la caccia è un grande aggregatore sociale, che annulla le categorie. L’assessorato ha il dovere di fare una legge equilibrata che dia certezze. La filiera per la carne è fondamentale; quella di cinghiale, ad esempio, non contiene antibiotici e ha invece proteine nobili ed è povera di lipidi: è un dono della Natura e dobbiamo fare noi una filiera che abbia dei controlli sanitari seri, con ad esempio delle cooperative, a cui si potranno aggregare eventi enogastronomici, perché questa carne così buona si aggancia con olio, vino, pasta…
Infine il sindaco di Strambino, Sonia Cambursano, ha concluso gli interventi ritenendo che “la chiave di tutto è contemperare tutte le esigenze, senza fondamentalismi, ma con la chiave nel dialogo tra le parti”.
 











martedì 20 giugno 2017

MANIFESTAZIONI E INCONTRI

Negli scorsi giorni ho avuto modo di partecipare a diverse iniziative sul territorio.
Tempo fa una mia amica su Facebook aveva pubblicato un post il cui tenore più o meno era "i politici stanno sempre alle feste e pubblicano sempre foto di feste, non hanno da lavorare?"
Ebbene io penso che questa sia una parte - e nemmeno troppo piccola - del lavoro, poiché le feste di paese, i momenti di aggregazione, il rispetto delle tradizioni o gli eventi di beneficenza sono parte integrante del bagaglio di conoscenze, incontri, spunti, riflessioni e critiche che si danno e si ricevono quando vi è l'incontro con molte persone.
Essere presenti, tanto per dirne una, al saggio finale di una scuola di danza (due per l'esattezza in questo fine settimana), significa rendere merito a tutto il lavoro di preparazione, di allenamento, di fatica che sta dietro all'evento finale.
Essere presente al pranzo della Camminata dell'Armirolo significa fare testimonianza ad un evento che da quindici anni appassiona molti camminatori, fa conoscere i nostri boschi ed è anche un bel momento di aggregazione per gli organizzatori.
Sì, anche i Consiglieri regionali vanno alle feste e sì, anche i consiglieri regionali mangiano.

Serata sull'osteoporosi mercoledì 14 con referenti dell'Asl

premiazione cosplayer a Gulp- Fumetto a Giaveno 

Al saggio di danza di A.GE.
il canto di Michael


Gruppo Hip Hop

Alla serata di raccolta fondi per UGI


L'esibizione dei Panpers

Il pubblico presente all'esibizione dei Panpers

La firma degli autografi

martedì 13 giugno 2017

I VACCINI HANNO SALVATO MILIONI DI VITE


Oggi in Consiglio Regionale si è parlato di vaccini.
Ecco come la penso: viviamo in un’epoca in cui la “cattiva scienza” sta facendo danni e nello stesso tempo si glorifica la possibilità di autodeterminazione delle persone.
Per quanto riguarda la prima questione, mi viene in mente il film di Totò in cui si cercava di alimentare un asino soltanto con l’acqua, poi quando questo muore si dice: “Peccato, si stava abituando”. È di qualche giorno fa la notizia di un medico che voleva curare i malati di Sla con il digiuno. Sono morti…
Sulla seconda questione mi spiego meglio: chi decide di non vaccinare i propri figli esercita certo un atto di libertà; il problema è che questa libertà personale va a incidere (negativamente) sulla collettività.
Ho sentito oggi in aula i miei colleghi dire che bisogna aspettare che ci sia una vera emergenza per rendere obbligatori i vaccini, altrimenti si farebbero soltanto gli interessi dei produttori di farmaci e di vaccini. Questo perché sui “bugiardini” sono riportati tra gli effetti collaterali anche alcuni effetti avversi. Peccato che non ci siano evidenze scientifiche sulla correlazione tra questi effetti avversi e alcune patologie molto gravi, come asseriscono alcune leggende metropolitane.
Il concetto fondamentale è che I VACCINI HANNO SALVATO MILIONI DI VITE.
Per chi sta sempre a prendere le informazioni da internet e considera quanto c’è sul web una sacra verità: lo consideri anche nel momento in cui esiste un sito (QUESTO SITO) che stila una classifica delle persone – eroi della scienza - che hanno salvato più vite umane nel corso della storia. Dopo l’inventore dei fertilizzanti artificiali, vi è un lungo elenco di medici e scienziati e tra i primi citati vi sono gli scopritori dei vaccini contro il vaiolo e contro il morbillo: hanno salvato centinaia di milioni di persone.
In italia oggi abbiamo una recrudescenza del morbillo, con un focolaio in particolare in Piemonte; oggi è raro che ci siano complicanze gravi, ma invito i miei colleghi a documentarsi su una deviazione del virus del morbillo che porta all’encefalite morbillosa, il cui esisto infausto è uno solo: la morte.
Quindi io ritengo che si possa essere liberi di non vaccinare il proprio figlio, ma trovo giusto che venga imposta una multa che consentirà al sistema sanitario nazionale di curare chi in futuro contrarrà una malattia proprio a causa di quel bambino non vaccinato; una sorta di compensazione.
Il sistema di vigilanza sui vaccini in Italia è operativo e funziona benissimo, l’unica pecca – questo lo riconosco – è nella possibilità di segnalare un’eventuale reazione avversa.
Perché tutta questa paura? Cosa aspettiamo? Le patologie in atto?
Per una volta che il Ministero della Salute fa un lavoro fatto bene, qualcuno sostiene che negli altri paesi europei non è così: e se per una volta fossimo noi il paese di riferimento?
Abbiamo il dovere di tutelare la collettività: la cattiva informazione genera cattive opinioni che vanno a detrimento della collettività, quindi è giusto inserire un sistema sanzionatorio, ma penso, più in generale, che ci sia da fare tanto per creare una vera cultura sull’argomento. 

giovedì 8 giugno 2017

COLLABORARE E CONDIVIDERE: le proposte per Trana nel convegno organizzato dalla lista Trana#Punto@capo che candida a sindaco Cinzia Pachetti

Una serata entusiasmante, piena di idee, di sinergie e di collaborazioni. I verbi “collaborare” e condividere sono stati il filo rosso della serata, che ha visto una brava e preparata Cinzia Pachetti, candidata sindaco a Trana, condurre gli ospiti in una narrazione pratica, sintetica e concreta di tanti piccoli passi che i Comuni possono fare per migliorare la qualità di vita dei cittadini.
Cinzia Pachetti







Nel dettaglio, il Direttore Generale di Arpa Piemonte, Angelo Robotto, ha spiegato il ruolo dell’ente, la sua collaborazione con l’Asl e con i Comuni nella difesa da diversi inquinanti e nel monitoraggio della qualità di diversi componenti, che sommati danno un’immagine della qualità dell’ambiente in cui si vive e quindi, del benessere. Sollecitato da una domanda dal pubblico in merito alle “ex casermette” di San Bernardino, ha risposto che esiste una relazione dell’Arpa sull’argomento amianto, che è stata inviata all’Asl.

Il tema del paesaggio e soprattutto la consapevolezza che la produzione e l’ambiente possono andare d’accordo, specie nelle aree interne in cui si può tornare a praticare l’allevamento in forme non intensive è stato al centro dell’intervento del Professor Luca Maria Battaglini, del Dipartimento di Scienze Agricole, Forestali e Ambientali dell’Università di Torino (ex Agraria). Le aree interne (come la nostra Val Sangone) hanno molte potenzialità di sviluppo.

Marco Bussone
Angelo Tartaglia, del Politecnico di Torino, ha illustrato la proposta di legge (di cui sono primo firmatario) per la costituzione delle comunità energetiche: un argomento che la candidata Cinzia Pachetti ha messo nel suo programma elettorale. In estrema sintesi, queste comunità permetterebbero, una volta riconosciute dalla Regione, l’associazione virtuosa di Comuni, privati cittadini e aziende nello scambio dell’energia fra loro, riducendo i consumi e portando risparmi. Anche in questo caso, l’unione fa la forza e la parola chiave è “condividere”.
Angelo Robotto




Marco Bussone, vicepresidente di Uncem, l’associazione delle Comunità montane, ha sottolineato l’importanza che i piccoli comuni si aggreghino per riuscire a portare avanti progetti di visione larga (sia come territorio che come estensione nel tempo) perché soltanto in questo modo si riescono ad attivare dei finanziamenti che davvero rendano in termini di benessere e di sviluppo dei territori. Ha quindi invitato i Comuni a “fare sistema” tra loro per raggiungere meglio gli obiettivi: in pratica, far star meglio i cittadini.
Angelo Tartaglia
Luca Maria Battaglini
Filomena Crea è una docente di lettere all’istituto Natta di Rivoli: ha illustrato il tema dell’alternanza scuola-lavoro, divenuta obbligatoria nelle superiori. Una importante occasione di crescita per i nostri ragazzi, per gli studenti che si mettono alla prova nel mondo del lavoro; in questo modo, oltre alle conoscenze acquisite a scuola, si apprendono le competenze che servono poi nelle realtà produttive. C’è da lavorare tutti insieme per convincere quante più aziende possibili della bontà dell’iniziativa, per un’accoglienza positiva dei tirocinanti che serve ad entrambe le parti.

Filomena Crea
E infine, io mi sono scatenato. Mi conoscete, non riesco a star zitto quando qualcosa mi appassiona. Trana ha l’occasione di provare qualcosa di nuovo dopo decenni di immobilismo. Il sindaco non si fa elargendo le pacche sulle spalle, ma con la capacità di raccogliere intorno a sé le buone idee e i loro portatori, e con il coraggio di portare avanti progetti nuovi, innovativi, originali, non scontati. Certo “chi non lava i piatti non li rompe” e in questo Comune nessuno si è nemmeno mai avvicinato al detersivo per i piatti, cosicché – è vero – non si è mai “rotto” nulla, ma non si è mai nemmeno fatto nulla.
Sulle ex casermette poi, sono andato oltre a quanto ha detto il Direttore Generale di Arpa, perché ritengo veramente incredibile che il Comune abbia accettato “in dono” questo stabile dal Demanio senza “accorgersi” che vi erano 1700 metri quadri di coperture di amianto, definite in cattivo stato di conservazione, friabili e quindi potenzialmente pericolose. Tutti i sindaci che si sono susseguiti finora non hanno mai ritenuto di fare un’ordinanza, strumento di cui dispongono, per intimare allo Stato di rimuovere l’amianto! Così ora i costi di smaltimento e bonifica saranno a carico del Comune. Si sono così ottenuti gratis degli spazi su cui si possono ipotizzare tante belle soluzioni per il riuso, ma ai quali va fatta prima un’operazione di bonifica e smaltimento che costerà tantissimo. Vogliamo davvero un altro sindaco a Trana che faccia errori così grossolani?
O preferiamo un sindaco come Cinzia Pachetti che non avrà paura di mettersi “a lavare i piatti”? 
Ai tranesi la risposta. 


 
Questi ragazzi dell'Istituto Gonin hanno aperto
la serata con un brano di loro composizione:
applauditissimi