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mercoledì 25 ottobre 2017

Accorpamento Alessandria? Questa volta dico sì


Ho sottoscritto la mozione 1212 che chiede l’accorpamento di Asl e Aso di Alessandria, frutto di un gran lavoro, e ringrazio il consigliere Ravetti per il lavoro di analisi e di raffronto.
Io in genere non sono stato mai molto favorevole agli accorpamenti, ultimo quello delle due Asl torinesi, ma in questo caso è il territorio ad averlo chiesto, quindi come Consiglio Regionale dobbiamo agire nell’ottica di rispondere a una domanda specifica.

Data la realtà territoriale alessandrina, possiamo anche pensare che questo possa essere un esperimento pilota che potrà essere riproposto come modello; un modello virtuoso in cui l’azienda sanitaria e quella ospedaliera interagiscono migliorando la crescita di tutti i professionisti che vi lavorano e di conseguenza il servizio ai pazienti. 

giovedì 21 settembre 2017

UN NUOVO ECOGRAFO PER L'EX OSPEDALE DI GIAVENO


GIAVENO – A seguito di alcuni disservizi al presidio sanitario di Giaveno, il consigliere regionale Alfredo Monaco (Gruppo Rete Civica) ha incontrato il direttore generale dell’Asl TO3 per portare alla sua attenzione diverse questioni.
La più urgente e importante era la necessità di un nuovo ecografo. Succedeva infatti che chi si recava a prenotare una visita, veniva dal Cup stesso dirottato a Rivoli, “e questo perché la macchina giavenese non era più adeguata al servizio”.
Tra gli impegni assunti per l’ex ospedale, il Dott. Flavio Boraso ha garantito l’acquisto di un nuovo ecografo al più presto. “In questo modo si potrà mantenere un servizio di diagnostica di base; sono contento dell’impegno preso, che spero si concretizzi al più presto”, commenta Monaco.


ARTICOLO DI VALSUSAOGGI

mercoledì 12 aprile 2017

Furto della TV presso l'ex ospedale di Giaveno

Cronistoria:

Articolo Luna Nuova 7 aprile 2017


Il testo dell'interrogazione:

OGGETTO: Sicurezza Ex presidio Ospedaliero Giaveno

Premesso che:
-         La notte tra il 4 e 5 aprile scorso si è verificato un furto nel reparto di lungodegenza (Cavs) dell’ex presidio ospedaliero di Giaveno; in particolare è stato rubato un televisore ad uso dei degenti nella stanza comune;
-         Il furto ha comprensibilmente generato preoccupazioni fra i degenti, i loro familiari, gli operatori e la popolazione tutta che si chiede quale facilità di accesso vi possa essere nel reparto suddetto da parte di chiunque;
-         Nel dicembre 2015 l’Asl TO3 ha deliberato la soppressione del servizio di vigilanza armata presso la struttura giavenese;
-         A un’interrogazione in proposito a tale soppressione di servizio, l’Assessore Saitta rispondeva (dicembre 2015) che non vi era “Nessun problema per la sicurezza nel polo sanitario di Giaveno. La decisione uniforma il presidio di Giaveno a tutti gli altri presidi territoriali aziendali nei quali da anni non esiste vigilanza notturna armata (come ad esempio presso il vicino CAP di Avigliana, dove al pari di Giaveno esiste un Nucleo di Continuità Assistenziale). Negli ultimi 10 anni non si sono verificati a Giaveno episodi notturni che possano giustificare una vigilanza armata”;

Considerato che:
-         Da marzo scorso i cittadini che debbono recarsi nelle ore notturne dal medico di continuità assistenziale (ex guardia medica) qualora egli/ella sia in servizio sul territorio debbono attendere fuori o telefonare al centralino dell’ospedale di Rivoli per segnalare la propria presenza e attendere comunque fuori dall’edificio fino al rientro del medico;
-         Il 17 aprile 2016 atti vandalici hanno riguardato la porta a vetri della cosiddetta ala vecchia; in precedenza era già stata rotta dal lancio di una pietra da parte di un uomo in stato di ebbrezza poi fuggito;
-         Nella notte di sabato 22 ottobre 2016 il medico di continuità assistenziale è stato minacciato da un utente che ha sradicato la porta a vetri della sede della continuità assistenziale, e ha dovuto successivamente chiamare le forze dell’ordine;
-          I medici della continuità assistenziale hanno segnalato più volte agli organi competenti dell’Asl TO3 l’esistenza di questi problemi di sicurezza;
Le porte di accesso presentano comunque meccanismi di apertura/chiusura non adeguati;
INTERROGA
 L’Assessore                      
 Per conoscere quali misure intende porre in essere per garantire la sicurezza del presidio sanitario di Giaveno (TO), a tutela degli operatori, dei pazienti, dei degenti e delle strutture.  

LA RISPOSTA 


NUOVO COMUNICATO

RISPOSTA ALL’INTERROGAZIONE SULLA SICUREZZA DEL PRESIDIO DI GIAVENO
NECESSARIA MAGGIORE INFORMAZIONE

“Prendo atto della risposta fornita martedì 11 aprile dall’Assessore Saitta tramite il collega Ferrari alla mia interrogazione sulla sicurezza del presidio ospedaliero di Giaveno in seguito al furto di un televisore”, dichiara il Consigliere Regionale Alfredo Monaco (Rete Civica).
Risposta – in allegato - che in pratica riprende quanto già affermato ai giornali da parte del direttore Asl TO3 Flavio Boraso.
“Mi permetto soltanto di aggiungere, visto che non si rilevano dall’Asl o dall’assessorato particolari problematiche dell’edificio, che vengano organizzati più frequentemente momenti di formazione del personale addetto, o che esso venga avvertito tramite circolari puntuali, per fare in modo che ciascuno sia messo nelle condizioni di operare in modo scrupoloso e simili eventi non si ripetano più”, conclude l’esponente di maggioranza.
Torino, 12 aprile 2017 








martedì 28 marzo 2017

OFTALMICO, NO AL REFERENDUM, SÌ ALLO SPOSTAMENTO (CON ATTENZIONE)

Nel dibattito odierno in aula sulla possibilità di ammettere un referendum sulla chiusura dell’Oftalmico, ho detto: “La delibera è molto complessa dal punto di vista tecnico, non si può chiedere alla cittadinanza di esprimersi su un tema così complicato. Sarebbe anche come abdicare al nostro ruolo politico, per questo voterò no. Per assurdo, se andassimo davanti alle sedi di Equitalia o dell’Agenzia delle Entrate a raccogliere firme per abolire le tasse, è chiaro che faremmo il pienone di consensi.
La chiusura dell’Oftalmico fa parte della strategia che è servita ad uscire dal piano di rientro permettendoci di ricominciare a fare programmazione sanitaria. Se alle minoranze non piacciono alcuni aspetti, trovino altri modi per farli presente all’Assessore.
Nel merito della questione Oftalmico tutti i più recenti dati scientifici dimostrano che gli ospedali monospecialistici non hanno più ragione di esistere, anche perché il paziente oculistico è in genere un paziente che necessita di diverse altre discipline: fino ad oggi, questo aspetto veniva risolto con costose consulenze esterne. Meglio inserire la struttura dell’oculistica all’interno di un presidio in cui ci sia la possibilità di consultarsi costantemente con altri, ad esempio diabetologi o cardiologi.
E ancora: se si digita su un motore di ricerca il nome dei responsabili di struttura (quelli che si chiamavano primari) dell’Oftalmico, compaiono due pagine di risultati che rimandano a strutture private, e solo dalla terza pagina in poi ci si rende conto che questi luminari lavorano “anche” all’Oftalmico. Un aspetto su cui dobbiamo interrogarci.
Infine, dove ricollocare la struttura? Di certo all’interno di un presidio che comprenda tutte le altre discipline, ma con un percorso protetto per la chirurgia oculistica che richiede sterilità assoluta". 

lunedì 20 marzo 2017

IL PROBLEMA DEI POSTI LETTO NEGLI OSPEDALI

TESTO DEL MIO INTERVENTO IN AULA LO SCORSO 14 MARZO

Credo che oggi ci sia un problema di posti letto non tanto commisurati alle strutture complesse o singole, c'è un problema di rigidità di sistema all'interno, e parliamo solo ed esclusivamente di sanità. Quando si parla di sanità sembra che si parli solo di sistema ospedaliero; credo che, invece, si debba amplificare e aprire un attimo l'angolo di visione per vedere gli altri sistemi che occorre integrare e sui quali si deve lavorare, che devono aiutare il punto focale, cioè la rete ospedaliera e il posto letto della persona che ha realmente bisogno di essere curata. Parliamoci chiaramente: quando uno vuole essere curato non ha piacere di andare in ospedale, ma si rende conto che è il posto dove sarà curato, perché la malattia gran parte delle volte necessita di una cura ospedaliera per i danni o i problemi collaterali che possono derivare, anche di tipo sociale; è innegabile, avere un parente in ospedale non fa piacere a nessuno.
Però, c'è una rigidità: quando il pronto soccorso esplode - magari per il periodo influenzale o altri periodi, per condizioni particolari, la popolazione è numerosa e l'offerta è quella che può essere formulata - il sistema si chiude a riccio, si difende, le strutture complesse provano a difendere il proprio posto letto, provano a non prendere pazienti provenienti dal pronto soccorso, che non sono di stretta competenza, perché poi hanno delle difficoltà a gestirli. Immaginiamo l'ortopedico che al posto di un suo paziente, che magari dovrebbe operare il giorno successivo, trovi un paziente anziano che deve sottoporsi a una serie di valutazioni complesse e multidisciplinari, che non sono di sua competenza; però, nessuno lo va a guardare quel paziente, perché è nel reparto di ortopedia. Non so se riesco a darvi questa visione di sistema, che diventa complicata, di gestione e anche, per certi versi, con qualche margine di rischio per il paziente stesso.
Allora, occorre una quantità di posti letto facilmente accessibili e incrementabili rispetto al sistema in dotazione di un pronto soccorso, di un'astanteria o di un'OBI, come si chiamano adesso, nelle formule diversificate rispetto alle astanterie di un tempo, ma che devono essere facilmente messi a disposizione del sistema di accesso al pronto soccorso, quindi di gestione, che non può essere misurata nelle poche ore o nei pochi minuti.


giovedì 23 febbraio 2017

DISSERVIZI NEGLI AMBULATORI DEL PRESIDIO DI GIAVENO


A seguito di numerose lamentele sui disservizi riscontrati dall’utenza, ho presentato un’interrogazione urgente (question time) all’assessore regionale alla sanità Antonio Saitta. Verrà discussa nella prima seduta del Consiglio Regionale, presumibilmente martedì 28 febbraio.

Nel dettaglio, sono citati gli ambulatori di cardiologia e di fisiatria dell’ex ospedale.
Riguardo a cardiologia, un utente ha denunciato al quotidiano torinese Cronacaqui - tramite l’associazione Adelina Graziani che si occupa di casi di malasanità - di essere stato rimandato a casa senza visita nonostante la prenotazione. Malato di cuore, pensionato, aveva prenotato una visita cardiologia lo scorso 8 febbraio, ma dopo aver atteso il suo turno, si sarebbe visto rimandare a casa poiché era l’undicesimo quando ne “passavano” soltanto dieci. La direzione sanitaria ha risposto al giornalista che il problema era stato dettato dal "pensionamento improvviso" di un cardiologo. 
Rispetto a fisiatria-fisioterapia pazienti segnalano problemi di sospensione di alcuni servizi da gennaio 2017, questo, per quanto ne so, a causa dell’assegnazione al medico referente di altri diversificati compiti, geograficamente dispersi, impoverendo il territorio originario cioè il nostro. In altre parole, il medico fisiatra sarebbe stato mandato dall’Asl a coprire altri incarichi in altri distretti, oltre ai diversi che già aveva in luoghi anche molto lontani, come Torre Pellice.
Tutto questo in una valle a fortissima presenza di anziani.

Quindi chiedo all’assessore di “conoscere quale è il futuro dei due servizi ambulatoriali stanti i problemi riscontrati, e il destino in solido dei servizi dell’ex presidio ospedaliero”. 

venerdì 17 febbraio 2017

SOVRAFFOLLAMENTO DEA RIVOLI

Di seguito domanda e risposta in merito al sovraffollamento del Pronto Soccorso di Rivoli, in particolare nella giornata del 4 febbraio scorso.


INTERROGAZIONE
Ospedale di Rivoli – Catena di comando in caso di sovraffollamento Dea
Premesso che:
- sabato 4 febbraio si è manifestato presso il Dea del P.O. di Rivoli un sovraffollamento che non dipende da picchi influenzali o da situazioni di emergenza
- già al mattino presto i posti in barella presso il Dea di Rivoli erano esauriti
- per ovviare all’esaurimento dei posti in barella in Dea è stato ordinato di reperire ulteriori barelle presso l’ottavo piano
- l’aggiunta di barelle temporanee ha generato aumento di pazienti e di parenti degli stessi
- visto il sovraffollamento, il personale ha ripetutamente cercato di parlare con il medico reperibile della direzione sanitaria per evidenziare che in quella situazione non si potevano garantire assistenza adeguata, cure nei tempi congrui e sicurezza di pazienti e operatori
- non si poteva altresì garantire un tempo di attesa ragionevole al triage con conseguente fermo di ambulanze
- in una tale situazione il personale può essere portato a errori di valutazione che possono nuocere ai pazienti e che possono portare ad azioni giudiziarie
- le norme di sicurezza all’interno dei locali del Dea non hanno potuto essere rispettate
- il regolamento che l’azienda Asl TO3 ha promesso per l’organizzazione delle visite dei parenti non è ancora in vigore

Interroga l’assessore 
Per conoscere la composizione e il funzionamento della catena di comando in tali situazioni ovvero perché essa non abbia funzionato nel giorno citato, non rispondendo quindi alle linee guida dell’organizzazione sanitaria che stabiliscono in questi casi esattamente chi deve intervenire e che cosa deve fare.


RISPOSTA
L’assessore alla Sanità Antonio Saitta ha risposto all’interrogazione n.1431, presentata dal consigliere Alfredo Monaco (Scelta di Rete Civica), sul sovraffollamento del Dea dell’ospedale di Rivoli (To).
L’assessore ha risposto che, come accaduto in molte altre realtà piemontesi, anche al Pronto Soccorso di Rivoli si è registrato un aumento di accessi, con punte massime di 243 in 24 ore, e un aumento di codici rossi. In considerazione di ciò, da dicembre scorso è stato istituito un piano con un’unità di crisi per far fronte alle emergenze. Sull’emergenza segnalata dal consigliere riguardo la giornata dello scorso 4 febbraio, Saitta ha precisato che le criticità si sono manifestate fin dalle 8 del mattino, che il direttore sanitario è stato prontamente allertato e che non vi è stata alcuna situazione di insicurezza né per gli operatori né per i pazienti.

giovedì 9 febbraio 2017

Nuovo ospedale unico Asl TO5




Martedì 9 febbraio in Commissione si è parlato dell’ospedale unico dell’Asl TO5, quello che verrà costruito nella zona industriale di Moncalieri.
Condivido che l’ospedale vada fatto e anche presto, perché quell’area ha bisogno di sostituire i tre vecchi ospedali esistenti, Chieri, Moncalieri e Carmagnola, il che non significa chiuderli. Ma l’ospedale va realizzato bene. Che senso ha aver impiegato due anni e mezzo, che beninteso sono pochi, con sacrifici, per venire fuori dal piano di rientro per poi sentir dire dai tecnici che ci sarà necessità di realizzare una “vasca di laminazione” dal costo di 600mila euro? Da quanto affermano comitati e associazioni ambientaliste, la vasca di laminazione in questione serve ad arginare l’acqua contro il rischio alluvioni visto che quell’area è stata alluvionata nel ’94 (e ci sono dati contrastanti riguardo all’ultimo evento alluvionale del novembre scorso), quindi perché scegliere un posto in cui si debbono investire 600mila euro mentre scegliendone un altro si sarebbe potuto risparmiarli e dedicarli alla sanità vera e propria? L’assessore Saitta mi ha risposto che quei soldi saranno investiti dal Comune nel caso in cui si scegliesse quella determinata area. Ma sono sempre soldi dei contribuenti, diamine!
A questo punto della discussione allora ho domandato all’assessore se c’è ancora la speranza di rivedere la decisione della giunta, visto che c’è anche un ricorso al Tar di diversi comuni dell’area. Perché se c’è speranza, discutiamo, ma seriamente con dati alla mano e ascoltando tutti, ricevendo in audizione – o perlomeno rispondendo alle lettere che hanno inviato – sindaci, comitati e associazioni ambientaliste; se viceversa la decisione è presa è inutile che continuiamo a convocare Commissioni sull’argomento.
A questa seconda domanda, Saitta ha risposto che “la scelta politica è stata presa e sarà difesa” e che “si attende l’esito del ricorso al Tar e poi si vedrà”.

Come potete immaginare, non sono per niente soddisfatto. 

martedì 15 settembre 2015

COLLEGIO SINDACALE ASL E ASO: INTERROGAZIONE E PROPOSTA DI LEGGE

Vi ricordate del "caso" Cannata, il revisore dei conti che il Ministero della Salute ha nominato all'Azienda Ospedaliera di Alessandria, da Avola in Sicilia? 


Cannata ha dichiarato ai giornali che rinuncia all'incarico, ma non vi è traccia di documento scritto...
OGGI 15 settembre in Consiglio Regionale si discute il mio ordine del giorno (n. 449) in proposito. 
Inoltre, ho presentato una proposta di legge affinché questi sprechi non si ripetano più, la trovate di seguito. 
In sintesi, se passa, i revisori dei conti avranno diritto a rimborso spese PER UN TOTALE ANNUO MASSIMO DEL 10 PER CENTO DELL'INDENNITÀ ANNUALE LORDA.



ORDINE DEL GIORNO 
OGGETTO: NOMINA RAPPRESENTANTE MINISTERIALE COLLEGIO SINDACALE ASO SS. ANTONIO E BIAGIO E CESARE ARRIGO - ALESSANDRIA

Premesso che
-          è in corso il rinnovo del collegio sindacale dell’azienda ospedaliera SS. Antonio e Biagio e Cesare Arrigo di Alessandria per il prossimo triennio;
-          la Regione Piemonte è chiamata ad indicare il nominativo del proprio rappresentante;
-          che il 22 luglio 2015 il Ministero della Salute ha provveduto ad indicare il proprio rappresentante e a comunicarlo al Direttore della Aso in oggetto e alla Direzione Sanità della Regione Piemonte con nota protocollata il 23 luglio, a firma del Capo di Gabinetto del Ministro, Cons. Giuseppe Chinè;
-          che il rappresentante designato è il Dott. Giovanni Luca Cannata, sindaco del Comune di Avola in provincia di Siracusa;
-          che il curriculum vitae del Dott. Cannata è certamente ricco di esperienze professionali;

Considerato che

-          Si tratta di una persona residente nel Comune di Avola (provincia di Siracusa), Comune in cui ricopre anche la carica di sindaco a partire dal 2012, oltre che essere Vice Presidente Vicario Anci Sicilia e Consigliere nazionale Anci;
-          Il Dottor Cannata risulta essere indagato per turbativa d’asta e truffa in merito a lavori per la realizzazione di impianti fotovoltaici in alcuni edifici pubblici di Avola (Sicilia.it, 19 maggio 2015 e altri quotidiani);


Considerato inoltre che
-          Il Ministero della Salute proprio in questi giorni annuncia di dover tagliare miliardi di euro di spesa sanitaria considerata impropria;
-          Che per motivi di costo (rimborso spese viaggio) e di funzionalità (lontananza effettiva del Sindaco del collegio sindacale) sarebbe forse stato meglio, per ragioni di opportunità, nominare persona altrettanto competente ma residente più vicina all’Azienda di cui si deve occupare;
-          che la persona nominata dal Ministero è indagata (seppure valga la presunzione di innocenza fino al giudizio);
-          che l’opinione pubblica è particolarmente sensibile a casi di sprechi di denaro pubblico e di incarichi multipli ricoperti dalle stesse persone;
       
Il Consiglio regionale impegna la Giunta

- A impegnarsi presso il Ministero della Salute per conoscere le motivazioni che hanno condotto alla scelta di tale rappresentante;

- A chiedere al Ministero della Salute che sia revocata la nomina del Dottor Cannata ed eventuali altre nomine con le medesime caratteristiche;

- A impegnarsi presso il Ministero della Salute e presso il Ministero delle Finanze affinché venga inserita come regola della scelta, nel futuro, in merito alla designazione dei rappresentanti ministeriali presso i Collegi sindacali, non soltanto la valutazione dei curricula, ma anche il criterio di territorialità e di minor spesa possibile per le Casse dello Stato.  

             

ED ECCO LA PROPOSTA DI LEGGE

“Proposta di modifica della legge regionale 24 gennaio 1995, n. 10 (Ordinamento, organizzazione e funzionamento delle Aziende Sanitarie Regionali)”

RELAZIONE


Il decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 recante “Riordino della disciplina in materia sanitaria, a norma dell’art. 1 della legge 23 ottobre 1992, n. 421” all’articolo 3, comma 1-quater, nell’ambito della disciplina dell’organizzazione delle Unità sanitarie locali, prevede il collegio sindacale quale organo delle Aziende sanitarie regionali.
Il collegio sindacale dura in carica tre anni ed è composto da tre membri, di cui uno designato dal Presidente della Giunta regionale, uno dal Ministro dell'economia e delle finanze e uno dal Ministro della salute (art. 3-ter, comma 3 del d. lgs. 502/1992). Tale composizione discende dagli impegni assunti in occasione della sottoscrizione, il 10 luglio 2014, del Patto per la Salute per gli anni 2014-2016 (art. 13) nonché dall’art. 1 comma 574 della legge 23 dicembre 2014 n. 190 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2015) i quali hanno ridotto il numero dei componenti, che erano 5 in precedenza.
Per quanto riguarda i requisiti, i componenti del collegio sindacale sono scelti tra gli iscritti nel registro dei revisori contabili istituito presso il ministero di Grazia e giustizia, ovvero tra i funzionari del ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica che abbiano esercitato per almeno tre anni le funzioni di revisori dei conti o di componenti dei collegi sindacali (articolo 3-ter, comma 3 del d. lgs. 502/1992). I requisiti per la nomina dei componenti dei collegi sindacali devono garantire elevati standard di qualificazione professionale (art. 1 comma 574 della legge 190/2014).
Per quanto attiene il trattamento economico complessivo da corrispondere, l’art. 3, comma 13, del d. lgs. n. 502/1992 sancisce che l'indennità annua lorda è fissata in misura pari al 10% degli emolumenti del direttore generale dell'unità sanitaria locale e che al presidente del collegio compete una maggiorazione pari al 20% dell'indennità fissata per gli altri componenti.
Pertanto la determinazione dell'indennità spettante ai membri del collegio sindacale deriva dalla normativa statale, che la commisura - in una percentuale espressamente indicata - agli emolumenti del direttore generale dell'azienda sanitaria locale.
A livello regionale, la legge 24 gennaio 1995, n. 10 (Ordinamento, organizzazione e funzionamento delle Aziende Sanitarie Regionali) al comma 13 dell’articolo 13 riprende fedelmente il contenuto della disposizione statale, integrandola con la specificazione che ai componenti del collegio sindacale spetta, altresì, il rimborso delle spese di viaggio sostenute per lo svolgimento dell'incarico, nella misura prevista per i dirigenti regionali.
L’articolo 5 della l.r. 13 aprile 1995, n. 64 (Norme di salvaguardia per la programmazione sanitaria regionale) reca poi l’interpretazione autentica del citato articolo 13, comma 13, della l.r. 10/1995 e specifica che il rimborso delle spese di viaggio sostenute per lo svolgimento dell'incarico nella misura prevista per i dirigenti regionali, è interpretato nel senso della rimborsabilità delle spese connesse al viaggio e, quindi, comprensive, oltre che delle spese relative all'uso di un mezzo di trasporto, anche di quelle relative al vitto ed alloggio, se dovute ai sensi della normativa regionale di riferimento e nella misura dalla stessa stabilita.
L’avvenuta riduzione del numero dei componenti del collegio sindacale ha determinato un’inevitabilmente compressione dello spazio di designazione riservato alla Regione (da 2 a 1 componente) rispetto a quelli di nomina ministeriale, con conseguenze che rischiano, però, di vanificare il tentativo di efficientamento dei costi degli apparati amministrativi individuato dal Patto della Salute 2014-2016.
Si è infatti potuto constatare, di recente, che sono stati designati revisori che risiedono in località anche molto distanti rispetto all’ASL di cui si devono occupare e questo, inevitabilmente, implica  spese da rimborsare che costituiscono per la collettività un costo che non è appropriato.
Quanto è accaduto potrebbe ancora capitare in quanto, in assenza di un’espressa disciplina a livello statale riguardo ai rimborsi spese per i componenti dei collegi sindacali, non sono individuate regole per la scelta del soggetto da designare che tengano conto anche del criterio di territorialità e di minor spesa (fermo restando il possesso dei requisiti illustrati in precedenza).
Si intende così porre rimedio ad una situazione che rischia di comportare un esborso esagerato che non è assolutamente in linea con le finalità di contenimento della spesa e, anzi, determina un enorme aggravio mentre sono in atto tagli di miliardi nella sanità pubblica.
La presente proposta di legge intende quindi intervenire per ridefinire le modalità di determinazione dell’ammontare del rimborso in questione e, a tal fine, modifica il comma 13 dell’art. 13 della l. r. 10/1995.
La nuova formulazione, fermo restando che il parametro di riferimento resta il rimborso nella misura prevista per i dirigenti regionali, introduce la precisazione che lo stesso spetta, comunque, per un totale annuo massimo del 10% dell’indennità annuale lorda, rinviando ad uno specifico  regolamento della Giunta regionale le modalità di computo.

PROPOSTA DI LEGGE REGIONALE



Proposta di modifica della legge regionale 24 gennaio 1995, n. 10 (Ordinamento, organizzazione e funzionamento delle Aziende Sanitarie Regionali)

 Art. 1

(Modifica all’articolo 13 della l.r. 10/1995)

“13. Ai membri del Collegio sindacale spetta una indennità annua lorda pari al 10 per cento degli emolumenti del direttore generale. Al Presidente del Collegio spetta una maggiorazione pari al 20 per cento di quella fissata per gli altri componenti. Ai membri del Collegio sindacale spetta, altresì, il rimborso delle spese di viaggio sostenute per lo svolgimento dell'incarico, nella misura prevista per i dirigenti regionali e, comunque, per un totale annuo non superiore del 10 per cento dell’indennità annuale lorda. La Giunta regionale, entro novanta giorni dall'entrata in vigore della legge, sentita la commissione consiliare competente, approva un regolamento per disciplinare le modalità di computo del rimborso.”.




venerdì 31 luglio 2015

REVISORE DEI CONTI DI ALESSANDRIA? IL MINISTERO MANDA IL SINDACO DI AVOLA

COMUNICATO STAMPA
IL REVISORE DEI CONTI DELL’OSPEDALE DI ALESSANDRIA?
IL MINISTERO LO PRENDE AD AVOLA (SIRACUSA)
UN COSTO ENORME MENTRE SI TAGLIANO DIECI MILIARDI
PER LA SANITÀ PUBBLICA


“Nelle stesse ore in cui il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin annunciava tagli alla sanità per dieci miliardi di euro, un bagno di sangue per i malati, il suo stesso Ministero incaricava come rappresentante nel Collegio sindacale dell’Azienda Ospedaliera SS. Antonio e Biagio e Cesare Arrigo di Alessandria, il Sindaco di Avola, in provincia di Siracusa, con un enorme costo per la collettività”.
Il Consigliere regionale piemontese Alfredo Monaco del Gruppo Rete Civica ha scritto al Ministero, al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio, al Direttore Generale dell’Aso di Alessandria e allo stesso sindaco di Avola per stigmatizzare l’accaduto, dopo aver presentato mercoledì un’interrogazione in proposito. 
Il fatto: il 23 luglio 2015 è stato designato dal Ministero della Salute, a firma del Cons. Giuseppe Chinè, Capo di Gabinetto del Ministro, nel Collegio sindacale dell’Aso di Alessandria per il prossimo triennio il dr. Giovanni Luca Cannata, sindaco di Avola.
“Che sia diritto del Ministero della Salute designare chi gli pare è fuor di dubbio ma ho trovato quanto meno inopportuna la designazione del dr. Giovanni Luca Cannata, non certo per il suo curriculum, che è assolutamente degno di lodi, né tantomeno per le indagini su reati di truffa e turbativa d’asta che lo vedono coinvolto – scrive il Consigliere regionale piemontese Alfredo Monaco, del Gruppo Rete Civica - Le ragioni di inopportunità sono nella incoerenza dei costi. Mi spiego: l’indennità che si riconosce nell’ASO di Alessandria al componente del Collegio sindacale (revisore dei conti) è di circa € 12.000 lordi all’anno. A questi vanno aggiunti gli incentivi che assommano ad un ulteriore € 2.400. Fin qui tutto regolare, come regolari sono i rimborsi spese che vengono riconosciuti come ad un dirigente regionale in missione.
Ma, sebbene regolari, se viaggia in auto deve percorrere km 1500 in andata ed altrettanti in ritorno per oltre 30 ore di viaggio (che sottrae a tutte le sue attività, compreso il governo della Città di Avola), con un consumo di circa 110 lt di carburante e € 200 di pedaggi. In aereo il costo del biglietto A/R è pari a € 550 circa partendo dal Fontanarossa di Catania per atterrare a Genova, Torino o Milano.
Aggiungiamo i costi di trasporto da Avola a Catania e da Alessandria all’aeroporto (e ritorno); almeno 2 pernottamenti, 4 pranzi, 2 cene e 2 colazioni… alla collettività costa qualcosa come € 1.500-€ 2.000 solo di rimborso spese”.
Con la stessa cifra del rimborso spese di ogni viaggio, si potrebbero pagare “oltre 2 assegni terapeutici per pazienti psichiatrici, 2 giornate di posto letto in un ospedale o una sessione di terapia anti epatite C”, continua Monaco.
Il Consigliere Monaco si dice certo che “nelle prossime ore, appena saprà della designazione, il dr. Cannata ringrazierà il Ministero ma declinerà l’onere di salire fino ad Alessandria da Avola” e nello stesso tempo, il Ministro “troverà congrua l’osservazione e non mancherà di designarlo in analoga funzione a costi di rimborsi compatibili con i sacrifici che si stanno imponendo ai cittadini”.
Torino, 31 luglio 2015

Qui di seguito, il testo dell’interrogazione
OGGETTO: NOMINA RAPPRESENTANTE MINISTERIALE COLLEGIO SINDACALE ASO SS. ANTONIO E BIAGIO E CESARE ARRIGO - ALESSANDRIA
Premesso che
-          è in corso il rinnovo del collegio sindacale dell’azienda ospedaliera SS. Antonio e Biagio e Cesare Arrigo di Alessandria per il prossimo triennio;
-          la Regione Piemonte è chiamata ad indicare il nominativo del proprio rappresentante;
-          che il 22 luglio 2015 il Ministero della Salute ha provveduto ad indicare il proprio rappresentante e a comunicarlo al Direttore della Aso in oggetto e alla Direzione Sanità della Regione Piemonte con nota protocollata il 23 luglio, a firma del Capo di Gabinetto del Ministro, Cons. Giuseppe Chinè;
-          che il rappresentante designato è il Dott. Giovanni Luca Cannata, sindaco del Comune di Avola in provincia di Siracusa;
-          che il curriculum vitae del Dott. Cannata è certamente ricco di esperienze professionali;
Considerato che
-          Si tratta di una persona residente nel Comune di Avola (provincia di Siracusa), Comune in cui ricopre anche la carica di sindaco a partire dal 2012, oltre che essere Vice Presidente Vicario Anci Sicilia e Consigliere nazionale Anci;
-          Il Dottor Cannata risulta essere indagato per turbativa d’asta e truffa in merito a lavori per la realizzazione di impianti fotovoltaici in alcuni edifici pubblici di Avola (Sicilia.it, 19 maggio 2015 e altri quotidiani);
Considerato inoltre che
-          Il Ministero della Salute proprio in questi giorni annuncia di dover tagliare miliardi di euro di spesa sanitaria considerata impropria;
-          Che per motivi di costo (rimborso spese viaggio) e di funzionalità (lontananza effettiva del Sindaco del collegio sindacale) sarebbe forse stato meglio, per ragioni di opportunità, nominare persona altrettanto competente ma residente più vicina all’Azienda di cui si deve occupare;
-          che la persona nominata dal Ministero è indagata (seppure valga la presunzione di innocenza fino al giudizio);
-          che l’opinione pubblica è particolarmente sensibile a casi di sprechi di denaro pubblico e di incarichi multipli ricoperti dalle stesse persone;

Il Consiglio regionale impegna la Giunta

- A impegnarsi presso il Ministero della Salute per conoscere le motivazioni che hanno condotto alla scelta di tale rappresentante;

- A chiedere al Ministero della Salute che sia revocata la nomina del Dottor Cannata ed eventuali altre nomine con le medesime caratteristiche;
- A impegnarsi presso il Ministero della Salute e presso il Ministero delle Finanze affinché venga inserita come regola della scelta, nel futuro, in merito alla designazione dei rappresentanti ministeriali presso i Collegi sindacali, non soltanto la valutazione dei curricula, ma anche il criterio di territorialità e di minor spesa possibile per le Casse dello Stato.  
PRIMO FIRMATARIO

Alfredo Monaco



mercoledì 15 luglio 2015

OCCHIO ALL'OFTALMICO: ECCELLENZA CHE NON VA PERSA



Martedì 14 in Consiglio Regionale si è parlato dell’ospedale Oftalmico a seguito di una mozione presentata dalla Consigliera Batzella.
La Giunta vuole infatti spostare la sede, prima in via Cherasco e poi nella nuova Città della Salute.
Ecco il mio intervento:

Le strutture monospecialistiche sono anacronistiche e ad alto costo. Ad oggi, ha relativamente poco senso mantenere tout court una struttura, per una serie di considerazioni anche di sicurezza. Pertanto, non vedo male che possano essere trasferite le competenze di una struttura importante come quella di una specialità di particolare rilievo quale l'oculistica, che ha delle peculiarità che voglio rimarcare e sottolineare.
Il tema dell'oculistica è un tema complesso. Se fosse possibile suggerire un elemento anche all'Assessore Saitta, sarebbe quello di considerare le eventuali strutture trasferite e ammodernate, qualunque siano le allocazioni, mantenendo il riferimento di Pronto Soccorso ed anche quella che viene considerata una palestra formativa per una scuola oculistica, chirurgica, importante.
Pertanto, ritengo che la nostra Regione abbia persino qualcosa da insegnare e da esportare, sul tema dell'oculistica, e non soltanto il fatto di andare a imparare fuori, al di là di quelle che possono essere le non legittime paure di una chiusura. Se immaginiamo che chiuda l'Ospedale Oftalmico, parliamo di una chiusura; se, invece, immaginiamo di trasferire delle competenze specialistiche, suggerirei, per esempio - se potessi dare un'idea al Direttore Generale - a lui o a quelli che dovranno occuparsi del tema - di prevedere per l'oculistica una sala operatoria dedicata, perché è inimmaginabile che nello stesso luogo vada ad operare al colon il chirurgo che "prende" la sala perché ha l'urgenza, e poi si entri a fare un intervento agli occhi.
Voglio inoltre sottolineare un aspetto che forse è emotivamente meno spendibile in quest'aula, ma che, in realtà, ritengo possa essere il nocciolo della questione: uno dei noccioli importanti dell'oculistica riguarda i DRG e gli interventi  che si vanno a fare, oggi, sul tema. E' corretto, cioè, immaginare anche una riduzione di posti letto ed anche che si vada sempre di più verso una chirurgia di tipo ambulatoriale dell'oculistica, quindi limitarne il numero. Attenzione: limitarne, però, non soltanto (mi permetto di suggerire) in quelle che sono le strutture pubbliche oggi note, quali l'Oftalmico o altre strutture del Piemonte, che in realtà poi hanno piccoli numeri sulla grossa chirurgia oculistica (su quella vera), ed andare, se possibile anche eventualmente a rivedere qualche posto letto che sia dato alle strutture accreditate, che - ricordo - sono budgettizzate, quindi oltre quei tetti non possono sforare, e danno un forte sfogo al pubblico.
Non solo: andare anche a ritoccare la parte ambulatoriale,  ritoccare i DRG un po' in rialzo. Perché, diversamente, laddove dovessero essere tutti ambulatoriali, e quindi anche per interventi come i DRG36, o i DRG42, cioè chirurgia della retina, vitrectomia, interventi da due o tre ore, eccetera, se la valutazione DRG è oggettivamente molto bassa, perché ridotta ad un intervento ambulatoriale, rischiamo di disperdere e di perdere il valore di una formazione storica della nostra Regione di grandissime professionalità. Occorre mantenere, invece, e purtroppo la giurisprudenza (ci sono degli avvocati che ci potrebbero dare suggerimenti in materia) ha condannato dei medici perché non hanno ricoverato e sottoposti ad intervento alcuni casi particolarmente complessi .
Pertanto, rischiamo che questi attori incomincino a distrarsi e l'Assessorato (e qui arriviamo all'aspetto economico) si troverà a dover pagare per una serie di pazienti che si trasferiranno in altre regioni per fare degli interventi.
Occorre dunque una revisione seria di quella che può essere un'attività monospecialistica, anche con una riduzione dei posti letto, mantenendo quelli che sono legati a oggettività, per cui bisogna considerarli, e tenendo in considerazione quelli che sono i poli di riferimento di formazione e di palestra importanti per la scuola oculistica regionale. I numeri parlano chiaro: ci sono delle strutture che lavorano, lavorano molto bene, sono pubbliche e sono accreditate, e io dico che anche le accreditate, purché le teniamo sotto stretto controllo, perché budgettizzate, sono forse le migliori da considerare, sotto questo aspetto.
La invito a riguardare anche l'eventuale ritocco dei cosiddetti rimborsi DRG, perché il semplice "declassamento" o modernizzazione, a seconda di come la si voglia guardare, di portare tutto a una chirurgia ambulatoriale, rischia di non incentivare in alcun modo un investimento in una professionalità molto complessa della vera chirurgia oculistica. Rischieremmo di fare del Piemonte un catarattificio, che ha il rimborso da 1.500 euro; tutto sommato, se li mettiamo in catena di montaggio, rischiano di essere perfino redditizi per alcuni e relativamente facili, ma perdiamo quella professionalità che, in realtà, è necessaria ed importante e che i nostri oculisti svolgono molto bene.

Ho poi proposto il ritiro della mozione per discuterne in Commissione, ma la proponente ha ritenuto di andare al voto e la mozione è stata bocciata.


martedì 14 luglio 2015

IL MIO PUNTO DI VISTA SUL GRADENIGO

Estratto dell’intervento in aula del 7 luglio.



La legge che voterete fra poco ha posto, secondo me, l'accento su un tema che è oggetto importante di analisi e di attenzione, che è quello del "profit" e "no profit" nell'ambito della gestione pubblica, soprattutto della sanità.
I no profit, che sembrano organizzazioni che mirano solo ed esclusivamente al benessere, solo per il fatto che, da un punto di vista fiscale, non dividono utili, in realtà, sono stati particolarmente abili a diversificare le loro attività e quindi i cosiddetti utili derivanti da un'attività sono state posizionati su altre. Il tema è stato correttamente sollevato, ma era giusto che fosse così, rivisitato e posto all'attenzione anche di una modifica legislativa.
Dove nascono le mie perplessità? Proprio nella gestione di una storia complessa, che nasce da molto lontano, di colui che ha pensato bene, lo dissi già l'altra volta, di acquistare un'auto non avendo la patente e che invece di prendere la patente, si convince che prima o poi la patente non sarà più un obbligo di legge per guidare la macchina. Cambia la storia della Regione Piemonte, ci sono nuove elezioni, cambia radicalmente il verso e si continua a parlare di togliere il permesso di guida per consentire a qualcuno di avere un'auto da guidare.
Anche l'attività che è stata svolta in questi mesi, che è sembrata più che altro un testa contro testa, piuttosto di entrare nella disamina della possibilità di intervenire sul più ampio tema del "no profit" rispetto ad un "profit" che bussa prepotentemente alle porte di un pubblico in difficoltà a gestire la sanità, poteva essere affrontato in maniera diversa, avendo la reciproca disponibilità di ascoltarci.
Di fatto, si scrive nella legge che un privato può acquistare un ospedale pubblico. Che si chiami Gradenigo, Ospedale di Rivoli, Oftalmico, in qualche maniera un ospedale con il pronto soccorso potrà essere gestito in modo totale da privati che devono fare profitto.
Una perplessità in ordine a questo mi nasce anche relativamente alla capacità di gestione. Mi rifiuto di pensare che la politica non sia capace di gestire un sistema e di governare positivamente il sistema. Sappiamo che il Gradenigo aveva un buco di bilancio, non riusciva più a supportare questi debiti ed è intervenuto un privato che, probabilmente, sanerà quei debiti, poi con i soldi che deriveranno dalla collettività riuscirà a pagare i debiti, gli interessi che ci sono, a pagare la struttura quanto deve al venditore e comincerà a fare degli utili e dei profitti, ma non possiamo farlo noi come pubblico?


La domanda mi viene spontanea. È difficile immaginare che io, pubblico, dichiaro la mia totale incapacità a gestire i miei servizi. Se sono così bravi gli altri, che ci forniranno degli ottimi servizi sanitari, riusciranno a pagarsi i debiti, a gestire benissimo e a riempirsi persino il portafogli, è inutile discutere di sanità, cediamola subito, interamente e probabilmente avremo noi i migliori servizi! Però poi… pagheremo meno?
Un elemento per cui dichiaro che non parteciperò al voto è che tutto ciò che ha riguardato la sanità ad oggi è stato discusso in quest'Aula è stato presentato già fatto dalla Giunta, senza reale ascolto. La Giunta si è assunta la responsabilità di tagliare gli assegni ai soggetti psichiatrici, si è assunta la responsabilità di tagliare, per il piano di rientro, una quantità di posti letto e di fare una riforma della rete. Sta facendo una riforma della rete territoriale e non ha messo mano, nonostante sia stato ampiamente segnalato, a quel buco, a quel rubinetto aperto che si chiama 118. Credo che vada messo un freno a quel rubinetto che costa, è l'unico elemento che costa ogni giorno tanto di più, fino a quadruplicare i costi in quattro anni. L'elisoccorso notturno che è gestito da privati riesce ad incrementare i costi per portare 12 codici rossi su 50-60 interventi.
Sono spese enormi su cui non si è messo ancora mano.
Un ulteriore elemento che pavento negativamente è che da domani arriveranno tanti altri privati che diranno: perché noi no? Avete fatto una legge "ad Gradenigo" dopo quelle ad personam. Busseranno alla nostra porta e ci chiederanno di essere equiparati ad Humanitas e quindi di avere ospedali, pronto soccorso e gestione che funzionino in modo corretto e sano, sempre nell'interesse dei cittadini. Non so se sia vero e se si riuscirà a gestire il tutto in maniera coerente anche rispetto al personale. Mi risulta che tanto personale ha preso strade diverse…

Sono queste le motivazioni per le quali continuo a mantenere delle riserve, perché vorrei che l'ospedale pubblico, così com'era, resti pubblico, ma che resti pubblico sul serio e a disposizione dei cittadini.

venerdì 19 giugno 2015

TAO GIAVENO: presentata interrogazione sulle modalità del servizio

Interrogazione depositata il 16 giugno:


OGGETTO: SERVIZIO TERAPIA ANTICOAGULANTE ORALE (TAO) PRESSO POLO SANITARIO GIAVENO
Premesso che:
- da pazienti che sono sottoposti al regime Tao è stato rappresentato un cambio di modalità del servizio di erogazione presso il polo sanitario di Giaveno;
- secondo le informazioni in nostro possesso fino a poco tempo fa i pazienti eseguivano gli esami del sangue al mattino, poi al pomeriggio ritiravano presso lo stesso presidio i risultati degli esami di laboratorio e contestualmente ricevevano la terapia da adottare tarata sugli esiti;
- a partire da un mese fa circa il meccanismo è stato modificato in quanto al momento del ritiro dei risultati degli esami al pomeriggio non viene più consegnata contestualmente la terapia da adottare, ma viene richiesto al paziente di recarsi presso il proprio medico di famiglia per ottenere la terapia con ulteriori spostamenti per i pazienti e/o loro parenti;
Considerato che:
- I farmaci anticoagulanti non possono essere somministrati a dosi fisse come avviene invece per altri farmaci, ma ogni paziente richiede una dose personalizzata di farmaco per raggiungere il livello di anticoagulazione adeguato. Infatti se da un lato questi farmaci prevengono la formazione di trombi dall’altro espongono l’individuo ad un aumentato rischio di emorragia;
- Che il passaggio presso il proprio medico di famiglia, sebbene con periodicità ridotta quando il paziente è stabilizzato (ogni tre settimane-un mese circa in media, ma più sovente all’inizio della terapia), aumenta le attese ed i disagi;
- Che risulta allo scrivente che il dosaggio è il risultato dei dati di analisi effettuati al mattino inseriti in apposito programma che esegue un algoritmo per determinare la giusta quantità di farmaco;
- Che il sistema funzionava in modo efficiente ed efficace;
INTERROGA
L’Assessore
- Per conoscere quali provvedimenti si intendano assumere per non esporre i pazienti a plurimi spostamenti per ottenere la terapia necessaria e anche per non intasare gli studi medici a discapito sia degli altri pazienti che dell’operato dei medici di famiglia. Meglio sarebbe mantenere lo status che ha rivelato contenuti di alta qualità e soddisfazione dell’utente.
-
IL CONSIGLIERE FIRMATARIO
Alfredo Monaco

martedì 28 aprile 2015

San Luigi Orbassano, difendere i servizi


Si è parlato del San Luigi di Orbassano nella seduta di Consiglio Regionale del 28 aprile.
Il Consiglio ha bocciato una mozione che chiedeva di trasformarlo in Hub e respinto un ordine del giorno che chiedeva di mantenervi le analisi di laboratorio, presentati entrambi da Forza Italia.
Sulla prima mi sono astenuto, sul secondo ho votato contro.
Quello che deve interessare, più che le etichette, sono i servizi ai cittadini, che devono essere erogati in maniera efficace ed efficiente. Occorre sicuramente sostenere il San Luigi ma non dobbiamo alimentare il fuoco della protesta sterile, poiché è una struttura che è stata molto “ascoltata”, con anche audizione in quarta commissione.
Credo che sulla zona ad Ovest di Torino, molto popolosa, occorrerà fare particolarmente attenzione ai servizi territoriali che si stanno definendo. Sono invece meno sensibile ai discorsi sui singoli reparti, o alle comparazioni con i vicini (Mauriziano, Rivoli) annunciando primati e facendo paragoni su base di autocertificazioni che non hanno riscontro.
Se ci deve essere verifica in termini di qualità, sia allora fatta in profondità.
Difendo quindi il San Luigi come istituzione, ma non condivido i metodi.